“Atypical” su Netflix racconta le vicende di un ragazzo autistico e della sua famiglia. Delle tre stagioni che compaiono sulla piattaforma (la quarta è annunciata alla fine degli episodi disponibili) forse la prima è la meno fluente, dal punto di vista della godibilità delle puntate. Lo confesso: l’ho guardata a più riprese. Non c’è stato bingewatching che, in gergo, significa bersi una puntata dietro l’altra in preda al demone del “voglio vedere come va a finire”. Qualche puntata mi ha provocato stanchezza ma mai la voglia di non continuare. La storia è carina ma, a volte, mi ha innescato quello che io chiamo “l’effetto digestione lenta”. Forse è successo perché la prima serie di episodi è incentrata quasi totalmente su Sam, il protagonista, e sulle sue difficoltà. La seconda e la terza stagione, invece, corrono via molto più fluenti. Può essere che in questi episodi vengano sviluppati altri temi legati a tutti gli altri membri della famiglia e che questo regali maggior ritmo alla narrazione.
Cosa ne penso? Da vedere. Il taglio è un po’ diverso rispetto alle serie che ultimamente hanno raccontato storie di personaggi con l’autismo. Mi è piaciuta perché ha saputo trattare argomenti importanti con leggerezza… che non è sinonimo di superficialità!

 

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Author: VISIONAIR

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